Nuovi iPhone: Apple innova usando la grammatica della concorrenza – Commento di Luca Figini

Quest’anno la presentazione dei nuovi iPhone ha generato molti più strascichi di dubbia qualità rispetto alle precedenti edizioni. Depotenziata nell’effetto “wow”, a causa delle fin troppe notizie trapelate i mesi precedenti che avevano già svelato tutto o quasi del nuovo X, la sessione di Tim Cook ha tenuto banco per circa due ore con annunci su tutta la linea. E ha avuto toni fortemente contrastati. A qualche giorno dal primo evento tenutosi allo Steve Jobs Theatre, bisogna ammettere che si è perso il conto del numero di voci e analisi che hanno affollato i siti, con tanti e troppi errori. Molti più degli anni scorsi. Quasi a cercare in modo spasmodico principi di innovazione unica e irripetibile, per non rassegnarsi al fatto che per una volta Apple non ha stravolto le regole ma le ha fatte sue, le ha analizzate e le ha sublimate in prodotti “attuali”.

In altre parole, è inutile dannarsi l’anima per sostenere che ci sono state rivoluzioni: no. La Mela morsicata, come hanno scritto soprattutto negli Stati Uniti, è dichiaratamente l’establishment della mobile technology. Ciò che ha fatto, semplicemente, è stato di dare vita alla nuova generazione di telefoni capaci di trarre il massimo beneficio dai trend tecnologici attuali: l’iPhone X. Che ha il compito di gettare le basi per il futuro. Eppure in molti hanno colto solo aspetti secondari, spesso corredati da errori marchiani. Troppi siti hanno parlato del display Oled peccato che sia integrato un Amoled, dato che lo produce Samsung. L’unico telefono al mondo con display Oled al momento è LG V30: Android.

La disinformazione, questa volta padrona delle menti di molti articolisti, ha fatto troppi danni. Così si è ancora scritto del sistema facciale come novità eclatante. Samsung e alcuni altri Android lo integrano da un paio di anni. Di certo Apple avrebbe potuto integrare anche il TouchID magari sul dorso, se proprio voleva mantenere il profilo laterale ridotto, per dare continuità. O ancora: l’AirPower NON esiste. È, come detto in fase di presentazione, un concept di quale direzione vuole prendere Apple sul tema della ricarica wireless. Ma, ancora una cosa detta esplicitamente in conferenza, non è “attuabile con i protocolli oggi messi a disposizione dalla tecnologia Qi”.

Gli errori hanno contraddistinto la maggiore parte degli articoli usciti finora, perché le considerazioni da fare, secondo chi vi scrive, sono meno ingegneristiche e più pratiche. Innanzi tutto Apple ha espresso la sua capacità di prendere quanto di meglio ci sia sul mercato e impacchettarlo in un prodotto dal fascino unico. È sempre stata il talento indiscusso dell’azienda di Cupertino: lettori MP3, computer, smartphone e quant’antro esistevano da ben prima del debutto dei modelli recanti la Mela morsicata. Gli ingredienti aggiunti da Apple sono sempre stati design, estetica, impatto sociale, semplicità d’utilizzo e attenzione al dettaglio.

Così l’iPhone X offre un risultato superiore alla somma delle singole parti, già viste ampiamente altrove. Tuttavia è il nuovo corso tecnologico di Big A: senza tasti, tutto schermo e con un’interazione basata sui gesti. Su quest’ultimo punto ci riserviamo di avere qualche incertezza sull’effettiva immediatezza di utilizzo. Le gesture rappresentano un salto enorme rispetto allo schematismo di interazione basato sulla semplicità e l’intuitività di iOS. Solo la prova dei fatti dirà se questi gesti fanno evolvere l’utilizzo senza stravolgere e confondere i consumatori, come già successo in esperimenti passati di altri brand. L’iPhone X è il nuovo Melafonino da esibire e che, di fatto, con la sua estrema diversità pone fine all’iPhone finora conosciuto. Ecco perché gli iPhone 8 sono gli ultimi smartphone classici con tasto Home, touchscreen e così via. Sono passati un po’ in secondo piano ma rappresentano la scelta ideale per chi non vuole fare il salto quantico delle gesture.

Anche perché l’iPhone 8 Plus ha sostanzialmente il medesimo hardware dell’X e prosegue il trend della doppia fotocamera portato a battesimo un anno fa con l’iPhone 7 Plus (a proposito, a basarci la strategia di mercato è Huawei, altro produttore Android). Apple, insomma, ha decretato con la potenza del suo brand e del suo seguito la maturità di molte tecnologie: wireless charging, doppia fotocamera, design full display, interazione senza tasti. Nulla di nuovo nel mondo di Android. Solo che, per uno strano meccanismo di mercato, la vera ondata tecnologica parte solo quando anche Apple adotta certe soluzioni. Così, finalmente, il Qi avrà la diffusione che tutti si aspettano e si moltiplicheranno i dispositivi a supportare la ricarica wireless, con vantaggi innegabili in termini evolutivi. Le gesture diventeranno un must e non più un sistema sghembo lasciato quasi timorosamente nel dimenticatoio, così da fare evolvere nuovamente l’interfaccia basata sul touchscreen. E ci sarà sempre più attenzione alla sicurezza, dato fondamentale ma tenuto sotto traccia nelle presentazione di Apple.

La società dell’establishment diventa una sorta di ente certificatore della maturità del mercato, dando la stura affinché alcune piattaforme, peraltro diffuse, escano dallo stallo in cui si trovano. Ed è questo il ruolo che ha e ha sempre avuto la società fondata da Steve Jobs. Evitando la mitologia ed entrando nell’analisi dei fatti, a Cupertino si sono sempre usate in modo nuovo tecnologie già rodate con il fine di rendere migliore l’utilizzo dei dispositivi. Jobs stesso ha sempre rivolto le sue attenzioni alla semplificazione nell’esperienza d’uso e non all’approccio ingegneristico nella dissertazione di prodotto. Quindi l’andare a delineare in modo scientifico il tasso innovativo dell’iPhone X è un atteggiamento che porta fuori strada. X, invece, è il modo per Apple di rilanciare sulla concorrenza usando la stessa grammatica ma con quel fattore “A” in più che l’ha sempre contraddistinta.

Non si parli poi di prezzo con la dicitura “troppo” accanto: nel libero mercato ognuno propone il posizionamento che gli è più consono in base alla forza del brand rispetto agli avversari. Vi sembra “troppo”? Non compratelo, nessuno è obbligato a fare acquisti, ma non chiedete a una società, che di per sé ha l’obiettivo di creare business, di vestirsi da Onlus solo per vostro gusto. Dietro a ogni prodotto ci sono centinaia se non migliaia di persone che vivono e lavorano, portando ricchezza nelle rispettive famiglie. Esercizi che paragonano i prezzi degli iPhone ad altri oggetti sono puerili, se non ridicoli e portano fori strada (torniamo alla disinformazione che ha contraddistinto l’evento 2017 di Apple). Invece per fortuna ci sono ancora aziende che hanno il coraggio di fare pagare la tecnologia per quello che vale. Bisognerebbe smetterla di abituare i consumatori che questi prodotti devono costare poco: questa sì che sarebbe una grande innovazione…